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Teo Russo

"Fermare un attimo"

GUESTBOOK
Cavalli
oil canvas
50 x 40 cm.
Cavalli al galoppo
oil hardboard
70 x 50 cm.
Case sotto la neve
varnish hardboard
60 x 50 cm.
L'incontro
oil table
40 x 30 cm.
Cavallo
acrylic table
36 x 32 cm.
Tigre
acrylic hardboard
50 x 40 cm.
Cavalli al galoppo
oil table
50 x 40 cm.
Cavalli
varnish table
40 x 30 cm.
Tre cavalli
oil hardboard
100 x 80 cm.
Paesaggio al tramonto
oil hardboard
50 x 30 cm.

CRITICA


E’ quella di Teo Russo pittura che, apparentemente, viene subito al sodo, senza orpelli, senza mediazioni o compromessi che compiacciano il pubblico. Le sue figure di animali, i suoi paesaggi innevati, nella loro essenzialità, hanno il pregio di parlare un linguaggio che è a tutti noto, familiare, poi però c’è un aspetto, meno evidente, che, a ben guardare, specie nelle figure dei cavalli, il suo soggetto più frequente, richiede una più attenta osservazione. Ed è l’aspetto onirico, perfino surreale, di questi animali, con i loro zoccoli che non poggiano da alcuna parte, il loro colore nelle diverse tonalità del rosso cupo, liberi di danzare e di impennarsi, per una volta senza briglie a imprigionarne l’esuberanza e la grazia. Quindi da una partitura che ci appare d’immediata comprensione, ci si trova ad affrontare una lettura più complessa, certo più stimolante; e negli altri dipinti - i paesaggi, in genere con vista da lontano e da posizione rialzata - dove c’è un’atmosfera intima raccolta, opposta al movimento, quantunque cristallizzato, dei primi, il discorso che facevamo si ripropone: questa volta sotto forma di esplicitazione di un rimpianto, forse di un anelito di serenità.
Pittore annoverabile tra gli espressionisti, Russo, che di nome detto per esteso fa nientemeno che Teofrasto e che nacque a Triste sebbene sia poi vissuto in Toscana, è rimasto sempre fedele al suo stile, un figurativo sui generis rielaborato dalla memoria alla ricerca della composizione e di una saggia dosatura degli elementi, in genere, come detto, scarni, che compongono il quadro.
La struttura risulta precisa, organizzata con una visione ottica naturale. Le zampe dei cavalli, come le finestre delle case, i tetti piegati dalla neve, sono creati con piglio sicuro, sono come parole di un suo proprio vocabolario col quale è scritta una storia in cui la trama non è poi così rilevante, mentre lo è la simbologia, il concetto di cui l’artista intende farci partecipi. E così allora non ha importanza se ci troviamo di fronte ad un elegante cavallo che da un momento all’altro ci aspettiamo di veder correre via oltre la tela, o a un paesaggio con delle case arroccate - lo sono tutte in questi dipinti, sembrano stringersi l’una all’altra - lo scopo di Russo appare quello di fermare un attimo, un frame della memoria che ha suscitato un’emozione, un ricordo, oppure un sogno. La pennellata, ricca, materica, è veloce. La si avverte mossa quasi da una fretta, che dovrebbe essere quella di non veder scomparire la visione transitata nella mente ed elaborata per farne opera d’arte, per condividerla.
Russo dipinge stati d’animo, impressioni, usa con abilità il mezzo pittorico, e alla fine ci confida com’è che ha visto il mondo, quali tra le infinite immagini che ci accompagnano nel corso dell’esistenza ha assunto per lui un valore particolare, e questo valore non è solo la sua traducibilità secondo i canoni dei ‘fondamentali’ in pittura, è anche l’esaltazione di un discorso più ampio, mai interrotto. Avrebbe forse potuto scrivere per dirci la sua opinione, la scelta di dipingere è coerente in fondo con le sue abilità. In ogni caso ha scelto di non distrarre troppo il suo spettatore, e questa pittura, essenziale, arriva a scarnificare i canoni classici imponendo loro di riuscire a parlarci anche senza alzare troppo la voce.
Il colore è usato senza freni, appare spregiudicato, libero dal dover attenersi alla realtà, i cieli sono sempre cupi, ciononostante non inquietanti, anzi semmai pieni di mistero, di sorprese.
Come molti pittori della sua stagione, meno di quelli di ora, Russo ha vissuto solo con la pittura. Chi lo ha conosciuto racconta della velocità con cui dipingeva, su tavole di faesite, meno costose delle tele, oppure anche su cassette da frutta, o ante di armadio. Girava in compagnia di un’americana altissima che al cospetto del suo metro e sessanta, appariva ancor più spilungona, un basco scozzese in testa, i suoi cavalli e i paesaggi innevati sotto braccio.
I suoi cavalli si trovano in non si sa più in quante trattorie a Firenze, anche in luoghi insospettabili. Le quotazioni di Russo pur non essendo stratosferiche, sono salite negli anni, ed è un pittore che continua a essere apprezzato e richiesto.

Jacopo Chiostri




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